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Ho avuto la fortuna di conoscere il Maestro NINO ROTA in occasione del CONCORSO NAZIONALE ORGANISTICO che si teneva a Noale e che lo ebbe come componente della Commissione Giudicatrice, presieduta allora dal M° UGO AMENDOLA, del Conservatorio di Venezia. Fu davvero una fortuna, perché per parecchi giorni il contatto con il M° Rota fu particolarmente intenso e soprattutto gioioso e gratificante. Dopo le esecuzioni serali dei concorrenti, ci si trovava al Castello di Stigliano, dove i membri della Commissione alloggiavano. Si ripeterono così le occasioni di conoscere il M° Rota e godere della compagnia di una persona semplice, garbata, amabilissima.
Infatti il Maestro, sempre misurato e controllato com'era, sfoderava all'improvviso un inatteso humour e anche una finissima e quasi impercettibile ironia, mascherata genialmente da battute folgoranti, da osservazioni acute e perfino da barzellette esilaranti. Sembrava incredibile in lui. Ma da ogni suo intervento, durante le lunghe conversazioni notturne, emergevano poi nette e precise le sue prese di posizione sulla musica, sulle sue scelte personali, che non indulgevano a mode del tempo. Frequenti in proposito le schermaglie con il M° Ugo Amendola.
Rota faceva capire che era attentissimo e sensibile all'evoluzione del linguaggio musicale, ne teneva conto, lo apprezzava, ma poi si intravedeva subito da tutte le sue parole e anche spesso dai suoi silenzi davanti a certe affermazioni degli altri colleghi, che lui voleva essere e restare soprattutto sé stesso. Infatti era facile sorprenderlo assorto, talvolta assente. Sì, perché Rota era impastato di musica, gli ronzava continua nell'animo, nella mente: erompeva spontanea quando stava per comporre qualcosa. Si capisce perciò il suo fervore creativo, la limpida melodia della sua musica. Eppure quando ne parlava, ti convincevi che quella sua musica era elaborata con meditato equilibrio interiore, supportato da grande scuola e da vitali rapporti con le esperienze musicali contemporanee, anche quando più sembra immediata e spontanea.
Insomma è stata davvero un'esperienza unica aver vissuto a contatto con un musicista come Rota. Con un uomo come Rota. Riascoltandolo, rivedo la sua straordinaria ricchezza umana, che lo conservò sempre fedele a sé stesso, non curandosi di essere considerato un compositore "anomalo" nel variegato mondo della musica del Novecento.
Riudendo la "sua" musica, rivedo ancora l'uomo Rota di quelle sere al Castello di Stigliano: tale l'uomo, tale il musicista. L'uno e l'altro allo stesso modo sinceri, limpidi e garbati, naturali e spontanei, ma anche straordinari l'uno e l'altro per la ricchezza interiore e la riflessiva umanità.
Eliseo Carraro
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