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CURIOSITA'... DA MILANO E FIRENZE: PROVOCAZIONI A LIETO FINE PDF Stampa E-mail

Noi del Marzo Organistico seguiamo con attenzione e interesse quanto avviene nel campo musicale, specie se si tratta della grande musica, oggi la più trascurata non solo dal pubblico giovanile, ma anche dai mezzi di comunicazione e, quel che più offende, dal potere politico, che dovrebbe considerarla almeno come forma importante, se non privilegiata, di educazione umana e di cultura generale.
Per tornare in argomento: AVETE LETTO? 0 AVETE UDITO?
La Scala di Milano e il Maggio Musicale Fiorentino hanno escogitato e attuato un marketing nuovo, aggressivo e fuori di ogni vecchio schema, per divulgare le loro produzioni liriche e conquistare finalmente un pubblico finora assente.
"DECIDI TU SE TE LA SENTI" dice poi lo slogan perentorio e al tempo stesso rispettoso (simpatica canagliata!) di scelte autonome.

Intanto anche per l'opera lirica è partita finalmente una provocazione nello stile tipico della pubblicità moderna. Un'autentica invasione di campo coraggiosa e inattesa, perché si mette sullo stesso piano dei cantautori più affermati e dei rocker più trasgressivi. Orrore? No.
Si vuole farsi ascoltare e finora è stato ed è ancora difficile per la musica classica: oggi purtroppo non basta più il manifesto paludato, l'invito stilato con grazia e buongusto. Così non sei ascoltato, non interessi, non fai notizia, quindi non imponi il tuo prodotto, la tua presenza, anche se il tuo prodotto musicale è di alta qualità, degno perciò di un pubblico ben più vasto di quello che frequenta le sale teatrali.
Allora ecco la scelta: una pubblicità, un marketing aggressivo, magari un po' grossolano e banale, ma capace di farsi ascoltare in un tempo
come il nostro ormai attratto solo dai pugni nello stomaco o comunque da qualcosa più forte, o almeno altrettanto forte, dei tanti schiamazzanti richiami a cui siamo sottoposti.
Insomma, che cosa hanno fatto di così eclatante Milano e Firenze? Hanno presentato dei poster sui giornali, sui tram, sul sito, perfino con slogan "gastronomici": così RIGOLETTO è etichettato come "INTENSO E AROMATICO, DA GUSTARE FREDDO"; "TRAVIATA come "DOLCE E AMARA, DA GUARNIRE CON LACRIME E BACI".
Insomma si tenta di rimediare a quelli che finora sono stati forse errori di comunicazione, reclamizzando l'opera come vero e quotidiano specchio della vita, perché in essa "SI PIANGE, SI SOFFRE, SI MUORE".
Quindi poster con immagini scioccanti rivolte soprattutto a chi non sa che cosa sia veramente l'opera, nella quale il dramma della vita vive con le sue "CRUDELTA', SOFFERENZE, TRADIMENTI".
Ecco "Don Giovanni" di Mozart reclamizzato come il "mito della ben nota tentazione maschile". Il "Simon Boccanegra" di Verdi come "il corsaro divenuto doge, che perderà la vita appena ritrovata la figlia perduta". "L'elisir d'amore" di Donizetti, con l'affermazione che "i gonzi ci sono sempre stati".
Insomma, provocazioni un po' disinvolte e ironiche, che lanciano un messaggio dissacratore per convincere che l'opera non è un noioso spettacolo per anziani incartapecoriti di anni e di mente; non è musica languorosa, barbosa e monotona; non è teatro dalla fumisteria assurda per il nostro sentire di oggi; non è nemmeno fantasia che scenda da un impossibile iperuranio.
Non è infine truculenza ottocentesca, ma rappresentazione forte di sentimenti reali, di passioni drammatiche, né più né meno come nei film, negli sceneggiati televisivi e nel mondo delle canzoni.
Perciò si vuole provocare un nuovo pubblico ad accertarsene, a sperimentare di persona, entrando finalmente in teatro superando troppi pregiudizi consolidati, rompendo stereotipi e rifiuti acritici, che purtroppo privano tanta gente, anche di buona preparazione umana e culturale, del godimento di uno spettacolo ricco sempre di pathos e soprattutto di una musica così affascinante come l'opera può offrire.
Si vuole far capire dunque che essa è ancora un "mondo" vivo, "popolare", perché animato dalle passioni più invadenti: amore, gelosia, vendetta.
Un mondo da scoprire o riscoprire, che è nella sua essenza più moderno e spesso più originale e profondo di quanto si voglia, talvolta superficialmente, talvolta spudoratamente, far credere.
Si sono imposti così certi cliché, accettati un po' per abitudine, un po' per pigrizia, un po' per frivolezza culturale, ma anche per certe prese di posizione da parte di critici, commentatori musicali e perfino di certi interessati compositori di oggi, accaniti denigratori dell'opera come "cosa" superata, addirittura definitivamente morta.
Ma viene spontaneo domandarsi a questo punto: che cosa riescono i compositori di oggi a contrapporre, nel campo dell'opera, di altrettanto vitale, resistente al tempo, perché contenente la stessa anima popolare, le passioni, le stesse situazioni gioiose o drammatiche, con una musica che conquisti, che esalti, che commuova allo stesso modo di tante opere?
Allora ben vengano anche da noi provocazioni come quelle della Scala e del Maggio Fiorentino, con poster aggressivi come quelli che pubblicizzano film o album di cantautori, se ciò può scuotere un pubblico amorfo o distratto o fuorviato. La cosa sembra abbia funzionato e invita perciò a non formalizzarsi come se così l'opera venisse dissacrata o degradata a spettacolo "popolare". Magari divenisse tale, com'era del resto all'origine. Ed è proprio un caso se anche oggi i teatri fanno cassa ricorrendo alle rappresentazioni di opere dal forte impatto emotivo, sia per la musica, sia per la presenza di violente passioni quali l'amore, la gelosia, la vendetta (Traviata, Rigoletto, Carmen, ecc.)? Non significa forse che il teatro d'opera è ancora più che mai aperto anche alla sensibilità moderna? Si tratta forse solo di escogitare il modo più efficace per far entrare in teatro soprattutto i giovani, che sono i più restii perché prevenuti.
Per questo sono giustificabili e quindi da accogliere i mezzi più moderni della pubblicità, pur di attrarre l'attenzione e suscitare curiosità. I teatri d'opera non devono essere più visti come "templi sacri" o come "musei" che accolgono solo "élite da "Odi profanum vulgus et arceo" di oraziana memoria.
"L'opera lirica è un organismo musicale e teatrale vivo e immune dalla morte: non è un catafalco da celebrare" ha detto Lucio Dalla in occasione di una sua regia de "L'arlecchino" di Ferruccio Busoni a Lugo di Romagna.
Allora, Fenice, per esempio, batti anche tu un colpo come la Scala e il Maggio di Firenze. Gioca con coraggio nuove carte. Apriti di più al grande pubblico, con più spettacoli, a prezzi più accessibili ai giovani, con alcuni orari più favorevoli anche a chi abita in provincia. Adopera anche tu una nuova pubblicità, magari impertinente e ironica, per convincere che l'opera non è spettacolo difficile, noioso e vecchio, ma vivo di vibrante passionalità, con tutti gli ingredienti che il pubblico comune ricerca in uno spettacolo.
Forza, Fenice, vai anche tu all'attacco e convincerai forse perfino il ministro, Bondi e il ruvido ministro Brunetta, per non tralasciare il presidente Galan, a entrare finalmente ad assistere a qualche rappresentazione, per dare il buon esempio con un rinnovato amore per la cultura.

Eliseo Carraro
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