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Orchestra Sinfonica della Juventud Venezolana “Simon Bolivār” - M° Abreu - M° Dudamel PDF Stampa E-mail

Image Lo scorso 18 ottobre ho avuto il piacere e l’onore di essere invitato alla Scala di Milano per assistere ad un concerto straordinario dell’orchestra Sinfonica della Juventud Venezolana “Simon Bolivàr”. L’evento era a favore di “Children in crisis Italy onlus”; direttore musicale Gustavo Dudamel, responsabile organizzativo Josè Antonio Abreu.
Mi sembra doveroso spendere alcune parole nel nostro sito, visto lo spessore artistico  di un simile evento.

Dal 1975 il M° Abreu, che fu ministro della Cultura in Venezuela nel governo di Perez Rodriguez, è l’artefice di un apparato musicale di orchestre giovanili che negli anni ha visto  trecentomila giovani avvicinarsi alla musica classica, passando dalla realtà delle favelas e della vita di strada alle sale da concerto e (per i più dotati) alle tournée internazionali come quella che ha fatto tappa unica (purtroppo!!) anche in Italia alla Scala.

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Un operazione sociale e umanitaria, oltre che culturale e musicale di altissimo livello, quella che Abreu sta ancora portando avanti nella sua terra, nonostante i mutamenti politici e sociali che hanno attraversato questi 35 anni di impegno assiduo verso i suoi giovani. Un esempio festoso e quasi “da favola”, questa realtà venezuelana, che ci spinge a riflettere sul profondo significato dell’Arte e della Musica in particolare, sul come si possa intervenire per avvicinare i giovani al respiro e alla intensità interiore della Musica.

Di tutta la Musica, fatta con passione, applicazione, dedizione costante, gioia di viverla assieme agli altri, come una testimonianza di vita! Son queste alcune delle emozioni scaturite alla Scala, in una giornata per me indimenticabile, con un incontro professionale con il M° Abreu, una visita alla città di Milano e una serata musicale di straordinario livello!

Nato quasi per caso questo incontro, attraverso un amico venezuelano, mi sono trovato coinvolto in una realtà musicale intensa e viva, tramite un colloquio a Milano con il M° Abreu, personalità carismatica, artista di grande levatura, uomo semplice e colto. E’ stato come conoscersi da sempre, in confidenza, parlando di musica, da Vivaldi al jazz, dalla realtà italiana a quella incredibile che sta vivendo questo paese del sud America. La sua conoscenza del repertorio organistico e italiano in particolare è stata da subito colta da me con stupore e gioia, al punto da promettere un mio futuro concerto vivaldiano a Caracas. Vedremo, se son rose fioriranno!

La serata alla Scala è stata poi il culmine di una intensa giornata vissuta con grande gioia e partecipazione emotiva. 150 giovani dai 14 ai 24 anni si sono presentati sul palcoscenico del più famoso teatro italiano, con una carica comunicativa entusiasmante e con la vitalità tipica dei giovani!
Seduto in platea vicino al M° Abreu, che ascoltava e osservava compiaciuto i “suoi” ragazzi sfoderare grinta da vendere, in una prima parte dedicata ad autori sudamericani, sono rimasto letteralmente elettrizzato dal talento di Gustavo Dudamel, giovanissimo direttore venezuelano uscito dalla scuola di Abreu, ora direttore della Filarmonica di Los Angeles e candidato alla successione di Barenboim alla Scala dal 2013.

Saremo capaci di accaparrare quel geniale folletto riccioluto? Spero proprio che La Scala riesca nell’intento! Seconda parte del concerto, in una Scala gremita e festante, dedicata alla superlativa quarta sinfonia di Ciaikovskij; non mi dilungo in osservazioni interpretative, già peraltro proposte da insigni critici musicali in riviste e quotidiani di quei giorni. Il fluire di un suono bellissimo e toccante mi ha dato un’emozione continua, sgorgata  da questa pagina coloristica e drammatica; i giovani della Bolivar pendevano dal gesto preciso e maturo di Dudamel, liberando una passionalità sonora indescrivibile, forse a volte un po’ eccessiva, ma vera e convincente.

Sorpresa finale con un breve blackout-out in teatro, al quale sono seguite le abbaglianti luci in sala che hanno fatto brillare gli sgargianti colori giallo rosso e blu delle casacche venezuelane dei musicisti, rapidamente sostituite alle giacche nere da concerto.
E tra applausi da stadio ci siamo arricchiti con Radetzky March di Strauss e  un galop dal Guglielmo Tell di Rossini, strepitosi e incalzanti, con applausi a ritmo del pubblico entusiasta! Ma non era finita, perché un rientro in America era nell’aria, con Mambo  di Bernstein che consiglio a tutti di cercare su You Tube per farsi l’idea dell’eccitazione generale, tra archi che ballano, roteano gli strumenti, si alzano, cambiano i leggi, gridano e non so che altro!

Grazie M° Abreu, grazie M° Dudamel!
Speriamo che, come auspica anche Claudio Abbado, sappiamo, qui in Italia, patria della Musica, cogliere qualche briciola di entusiasmo e di amore per la Musica, come sanno fare e ci dimostrano questi amici venezuelani.                   

Silvio Celeghin

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