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In data 7 febbraio ci è giunto un breve messaggio del maestro LUCA FRANCESCONI in riferimento alle nostre valutazioni sulla musica della BIENNALE DI VENEZIA. Ringraziamo l'illustre maestro per l'attenzione accordata al nostro articolo. Dobbiamo però dire con deferente franchezza, che l'articolo era molto più ragionato e motivato di quanto può apparire dalle poche righe di risposta del maestro.
Rifacendoci a quanto udito alla Biennale Musica, avevamo rilevato (in buona compagnia, tra l'altro, di molti critici musicali o semplici ascoltatori) "ASTRATTEZZA COMPOSITIVA", "OSSESSIONE RIPETITIVA DI SUONI", "FOSSILIZZAZIONE DI SCHEMI, SUONI E RUMORI", che sembravano congegnati freddamente allo scopo di "sbalordire", quindi guidati quasi solamente da "CALCOLATO CEREBRALISMO". Su questo avremmo desiderato sentire un giudizio, un parere che ci desse una accettabile chiave di lettura o almeno una valutazione critica. Ma forse la nostra è una richiesta assurda e puerile, trattandosi del direttore della divisione musica della Biennale. Comunque non ci attendevamo certo una lunga "lezione", ma solo poche parole. Il maestro Francesconi ci dice poi, giustamente, che "la musica è sempre lo specchio della realtà che ci circonda". Non occorre troppa cultura storica, filosofica, musicale per accettare questa verità; ma ci permettiamo di sottolineare che non solo i"geni11, anche i buoni musicisti hanno saputo interpretare la realtà in cui operavano con forme, tecniche, modi nuovi in sintonia con il loro tempo, ma immettendovi un "animus", ricco di "umanità", di "pathos" in grado di comunicare ai contemporanei quel "qualcosa" in più che li rendeva partecipi di un profondo sentimento, di una calda fantasia, sia pure in termini d'avanguardia, di rottura col loro tempo. Ci perdoni il maestro Francesconi, ma proprio questo ci sembra sia mancato in gran parte delle composizioni ascoltate alla Biennale. Ecco perché non solo noi, ma anche molti altri hanno parlato di "gossip"... C'era, come abbiamo puntualmente sottolineato, più "ingegnosità" e teatralità" che vera e originale creatività musicale. Restiamo convinti di averne udita pochina. Infatti se bisogna ammettere che la "teatralità" e la "ingegnosità" sono stati fattori di successo, in campo musicale vero e proprio riteniamo di avere riscontrato poco di diverso e di originale rispetto, per esempio, alla precedente Biennale Musica: purtroppo ancora "scipite copiature", molte "monotone ripetitività". E va bene: accettiamo pure come espressione culturale del nostro tempo tutto ciò. Ma le "giornate elettriche" decantate anche da certi giornalisti d'avanguardia non sono riuscitee purtroppo ad "elettrizzarci" davvero. Infatti ci sembrava di assistere a un grande "business" ben orchestrato, dove tutti volevano apparire più "avanti" degli altri, procurandoci la precisa sensazione provata dinanzi alla catasta di libri di una qualsiasi delle mostre estive, ben presto destinati a un inesorabile e inglorioso "macero". E' giusto certo dare spazio a tutte le espressioni musicali e culturali, in quanto sempre "specchio della realtà", ma liberi di dissentire sulla loro validità e originalità autentica. E' il caso di dire: "Chi si contenta gode". Ed è indubbio che la sua Biennale Musica ha goduto di ottimo successo. Ce ne congratuliamo sinceramente con lei, maestro Francesconi, anche se per il resto per noi vale quanto detto nel nostro articolo. Con stima, cordialmente Eliseo Carraro
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